Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia"
Aquilonia
Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia" di Aquilonia

Produzione del Miele

Alimento di alto valore nutritivo, energetico, ricostituente, facilmente digeribile, per secoli è stato l’unico dolcificante; e lo è ancora, insieme con lo zucchero, per condire i dolci di Natale. Miscelato al latte caldo, serviva per curare i bronchi e l’infiammazione della gola e per lenire la tosse.
Nel nostro territorio, gli alveari erano di piccole dimensioni ma abbastanza diffusi, specie in prossimità delle masserie. Originariamente costituiti da ricoveri di fortuna, con l’intervento dell’uomo furono sostituiti da piccoli contenitori.
I metodi di estrazione hanno subíto, nei secoli, profonde modificazioni. In tempi molto lontani, per spremere il miele bisognava uccidere le api, mentre i favi, estratti e messi in un sacco, erano battuti con dei bastoni. Si passò poi a sistemare i favi in un crivello per grano, poggiato su una conca smaltata o altro recipiente, sotto il quale si accendeva il fuoco: il miele, fuso dal calore, vi colava.
In tempi piú recenti, si è fatto uso di strizzatoi ruotanti e di apposite centrifughe, che non danneggiano i favi, che vengono riutilizzati come contenitori di soluzioni zuccherine per il nutrimento delle api.
In aggiunta al miele ed alla pappa reale, le api producevano la cera che, oltre ad avere proprietà medicamentose, veniva adoperata per rendere scorrevole lo spago e per costruire candele.

 

Museo di Aquilonia