Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia" di Aquilonia

Altre coltivazioni

Altre Coltivazioni

Barbabietola

Abbastanza recente ma non di lunga durata la coltivazione di questa sorta di bietola, la cui radice grossa e carnosa, di colore sanguigno e di sapore zuccherino, sepolta a pochi centimetri di profondità, si mangiava cruda o cotta al forno e condita in insalata.
Costituiva, inoltre, un buon alimento per i maiali; e da una sua varietà grossissima e di colore gialliccio si estraeva lo zucchero.

Legumi

Piante che producono baccelli contenenti semi particolarmente adatti all’alimentazione umana, tanti dei quali, anche in secoli lontani, diffusamente utilizzati da molte popolazioni. Molti di essi servivano da contorno, altri per preparare zuppe, minestre e minestroni.

Patata

Importata dall’America dopo il viaggio di Colombo, integrò l’alimentazione dell’Europa centrosettentrionale, rivoluzionandone la storia politica ed economica. La Germania, che le deve molto, le ha dedicato addirittura un monumento.
Diffusa nel nostro territorio, ne ha arricchito la tavola per secoli.
Le si conservava solitamente in casa, sotto il lettone

Ulivo

Quella dell’ulivo è una delle colture piú antiche dell’Italia meridionale.
Nel nostro territorio lo si trovava tra i filari dei vigneti, lungo i bordi dei campi, in zone collinari e montane, sui pendii e, qualche volta, in altipiani e vallate.
Una volta all’anno bisognava scalzarlo e rincalzarlo.
Ogni inverno e verso la primavera, occorreva sfrondarlo.
Da metà autunno e fino a metà inverno, si procedeva alla raccolta a mano delle ulive, o sull’albero o a terra; ed alla loro conservazione, fino a quando non fossero completamente maturate e pronte per essere portate al frantoio.

Vite

Per creare un vigneto, occorreva inizialmente fare “lu šcasce” intero, cioè zappare o arare il terreno a grande profondità o a trincea, scavando fosse a distanza regolare; trapiantarvi poi barbatelle già innestate o interrare vitigni o magliòli (tralci di vite non tagliati), lasciandoli fuoriuscire di poco dal terreno di riempimento; costruire, infine, i filari con sostegni inerti: paletti verticali di legno, ordinatamente distanziati; canne verticali per viti basse; canne orizzontali di collegamento tra i paletti; fili metallici zincati.
Tra una vendemmia e l’altra si svolgevano le operazioni per la nuova annata: la zappatura per l’aerazione del terreno; la potatura dei rami vecchi e superflui; la legatura delle viti alle canne, ai paletti ed al filo zincato, con salici, giunchi e ginestre; una seconda zappatura, anche per rincalzare i tronchi; l’eliminazione di germogli inutili, che avrebbero ridotto il nutrimento delle parti fruttifere dei rami; l’insolfatura, con contenitori cilindrici bucherellati ad una estremità o con soffietti a mano, per combattere la muffa; l’irrorazione di una soluzione di acqua, solfato di rame e calce, per combattere i parassiti come l’oidio e la peronòspera; la spampinatura, per una migliore esposizione dell’uva al sole.
Armati di coltelli e forbici, ceste, canestri e panieri, donne ed uomini, giovani ed adulti, a metà autunno, staccavano dai tralci i grappoli di uva matura che versavano in tinelli per il loro trasporto a dorso di asini e muli verso le modeste cantine dove sarebbe avvenuta la vinificazione.

 

Museo di Aquilonia