Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia" di Aquilonia

Coltivazione dei Cereali

Tutte le attività agricole relative alla coltivazione dei cereali, che si svolgevano dalla seconda metà dell’estate dell’anno precedente all’inizio dell’autunno dell’anno successivo, oggi, grazie ai moderni mezzi meccanici, vengono concentrate in tre brevi periodi:
- autunno: aratura e semina;
- primavera: diserbazione e concimazione chimica;
- inizio estate: mietitrebbiatura e trasporto.

Bruciatura delle Stoppie

Dopo la mietitura dei cereali, per avere campi puliti e sgombri da zappare o arare, piú persone provvedevano alla bruciatura dei resti della falciatura.

Concimazione

Prima della zappatura o dell’aratura del campo, si provvedeva alla sua concimazione.
Servendosi di rudimentali barelle a mano o di slitte o di carriole o di tinelli dal fondo ribaltabile o di sacchi vecchi di iuta, caricati su asini e muli con basto, vi si trasferiva qualunque materiale fosse ritenuto utile per ingrassare il terreno ed alimentare le piante.

Aratura

Consisteva nello scassare maggesi, nel rovesciare la terra con l’aratro e nel tracciare lunghi solchi per prepararla alla semina.

Semina

Operazione con cui si spandeva il seme sul terreno, preparato con una seconda aratura a riceverlo.
I chicchi dei cereali, attentamente vagliati con appositi crivelli e diligentemente selezionati e liberati dai semi di piante selvatiche, venivano innaffiati la sera precedente con una soluzione protettiva di acqua e solfato di rame.
Collocati in un paniere largo e poco profondo, venivano presi a manciate e lanciati a ventaglio dal seminatore.

Erpicatura

Per sminuzzare le zolle prodotte dall’aratura e, soprattutto, per coprire uniformemente il seminato e ripulirlo dalle erbe tagliate o sradicate, si utilizzavano erpici di varia fattura e dimensione, trainati a mano o da asini, muli e buoi.

Sarchiatura

L’operazione, che consisteva nella rimozione superficiale del terreno, si compiva alla fine dell’inverno e serviva a tagliare e distruggere le male erbe spontanee nei campi seminati a cereali; a rompere la corteccia del terreno; ad aerarlo e ad impedire che subisse forti perdite di umidità per evaporazione diretta.

Mietitura

Sebbene faticosissima, era l’operazione piú gioiosa dell’annata agraria, accompagnata da frequenti pasti, da robuste bevute di vino, da stornellate e dalla certezza di aver messo finalmente al sicuro il frutto di tanti mesi di lavoro, fino ad allora esposto al rischio di temporali e grandinate che avrebbero potuto comprometterlo o distruggerlo.
Si beveva vino al termine di ogni fascia già mietuta e si festeggiava con cibi piccanti e salati, innaffiati da ancora piú copiose bevute, quando la mietitura di tutti i campi dello stesso proprietario era completata.

Spigolatura

Era la ricerca e la raccolta, nei campi falciati, delle spighe sfuggite ai mietitori o cadute durante la confezione dei mannelli e dei fastelli.
Praticata dai piú poveri e da quelli che non avevano neppure un terreno da coltivare, la spigolatura era un’attività stagionale faticosissima: bisognava rimanere per intere giornate, anche se solo per un mese circa all’anno, piegati in avanti e con la schiena curva sotto il sole implacabile dei mesi canicolari del solleone.

Carratura

Era il trasferimento dei fastelli sulle aie, che avveniva anche di notte, durante le operazioni della mietitura o al loro termine: sistemati, piú frequentemente, in appositi e caratteristici cestoni, aggrappati al basto di asini e muli, la cui bocca era imprigionata in particolari gabbie di ferro zincato, perché non si cibassero delle spighe destinate all’alimentazione umana; o su carri agricoli opportunamente attrezzati e trainati da buoi.

Trebbiatura

Era un’operazione che si realizzava sull’aia e consisteva nel battere i cereali, nello sgranare le spighe, per farne uscire i chicchi dagli involucri; e nello sminuzzare gli steli di paglia.
La trebbiatura piú diffusa consisteva nello strascinamento circolare e ondivago di una grossa e spessa piastra calcarea o tufacea triangolare o trapezoidale (túfo), con scanalature nella faccia inferiore, capace col suo peso di sminuzzare la paglia e sgranare le spighe.

Ventilatura

Serviva alla spagliatura ed alla spulatura del trebbiato, cioè a separare, con l’aiuto del vento, i chicchi dei cereali dalla paglia degli steli, dalle giume e dalle ariste delle spighe.
Ammassata con scope di ginestra e rastrelli, si lanciava in alto la poltiglia in cui erano stati ridotti i fastelli, con forche di legno e di ferro ed in successione costante. Mentre i chicchi piú pesanti cadevano a terra verticalmente, il vento spediva poco lontano la paglia leggera e piú lontano la pula, leggerissima.

Crivellatura

Consisteva nel liberare il cumulo dei chicchi di cereali dalle pietruzze e dai pezzettini di terra; nonché dai frammenti di spighe non mature e quindi non completamente sgranate.
Una prima operazione la si compiva con pale di legno, con cui si lanciavano in alto, al vento, i chicchi, allontanandone la polvere ed altri corpi leggeri. Si passava poi alla loro crivellatura versandoli con pale o secchi in un vaglio di circa un metro di diametro, sospeso ad un sostegno piramidale a tre piedi e spinto a mano con moto oscillante e pendolare.

Misurazione

Si provvedeva, poi, alla quantificazione del raccolto con l’uso di contenitori per aridi di vario volume. Quello piú adoperato era il mezzo-tomolo, la cui portata era di poco superiore ai 20 kg.

Trasporto

I cereali raccolti, versati con pale, secchi e crivelli in sacchi di iuta, caricati su slitte o su carri o su basti di asini e muli, venivano trasferiti presso le abitazioni del paese o in appositi locali delle masserie, in attesa di essere venduti.

Conservazione

Dopo un accurato lavaggio, una piú rassicurante essiccazione ed una ulteriore crivellatura, perché non desse luogo a fermentazioni verminose che ne avrebbero compromesso la qualità, il grano veniva versato in grossi recipienti, tutti sempre ricoperti di strati di foglie di noci (insetticide).

 

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