Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia" di Aquilonia

Fabbro

Nel chiuso della sua fucina, annerita dalla fuliggine e di tanto in tanto illuminata dai bagliori dei carboni della forgia o dalle faville sprigionate dai colpi del maglio, modellava il ferro arroventato e ne ricavava attrezzi agricoli e da lavoro in genere, nonché utensili per uso domestico e chiodi per calzolai.
Spesso riparava quelli rotti, integrava quelli usurati, ribatteva quelli deformati, affilava quelli consumati e rifaceva i denti delle falci messorie.
In successione, misurava, segnava col gesso o col punteruolo, tagliava piastre e bacchette, le inseriva tra i carboni accesi fino all’incandescenza e, reggendole con lunghe tenaglie, le sagomava sull’incudine a colpi di maglio e di martello, per ottenerne la dimensione, la forma e lo spessore desiderati; raffreddava i manufatti nell’acqua e, quando era necessario, ne temprava il metallo, perché fosse piú resistente nel taglio e avesse una punta che non si consumasse o deformasse.

 

Museo di Aquilonia