Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia" di Aquilonia

Medico

Ci si rivolgeva al medico solo in casi estremi, nei momenti di più esasperante affezione o di assoluta necessità.
Molti mali guarivano senza alcun trattamento, autonomamente, con la risposta autoimmunitaria dell’organismo; e si prediligevano rimedi domestici, di cui i contadini avevano grande esperienza e di cui conoscevano la secolare efficacia.
Scarsa era la considerazione della medicina ufficiale: ci si automedicava o si ricorreva al “guaritore” alternativo, tanto non c’era differenza tra gli infusi ed i decotti casalinghi e quelli prescritti dal medico.
Infine, si sperava nell’intercessione dei Santi e nell’aiuto che veniva dalla fede: quando il contadino si ammalava, si chiamava prima il prete e poi il medico!
Nelle nostre comunità contadine essi prestavano la loro opera a cottimo e venivano compensati in natura: assistevano un’intera famiglia, e per tutto l’anno, in cambio di una quantità di grano prestabilita e proporzionata al numero dei suoi componenti, da consegnare al tempo della raccolta.
L’assistenza ai poveri era a spese del Comune e rientrava nel contratto della condotta.
Il medico faceva ciò che poteva.
Era un generico costretto a specializzarsi sul campo in quasi tutto il ventaglio dei mali diffusi sul territorio.
Di notte e con ogni condizione meteorologica, se chiamato, a piedi o a cavalcioni sul basto di un asino o di un mulo, si recava nei casolari di campagna, anche ad oltre un’ora di distanza, per visitare l’ammalato.

 

Museo di Aquilonia