Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia" di Aquilonia

Produzione di Vino

Bevanda molto diffusa nel mondo contadino, sia per combattere i rigori dei mesi freddi sia per affrontare in ogni stagione i lavori pesanti.
La sua produzione, in genere, doveva soddisfare il fabbisogno familiare.
Armati di coltelli e forbici, ceste, canestri e panieri, donne ed uomini, giovani ed adulti, a metà autunno, staccavano dai tralci i grappoli di uva matura che versavano in tinelli per il loro trasporto a dorso di asini e muli verso le modeste cantine dove sarebbe avvenuta la vinificazione.
L’uva veniva versata in grandi tini e pigiata con i piedi; oppure, veniva schiacciata dalle pigiatrici meccaniche a manovella. I piú poveri, e per piccole quantità, si servivano dello strizzatoio per i panni o di un setaccione, su cui premevano a forza di gomito.
La fermentazione del mosto con i raspi per circa una settimana avveniva o negli stessi tini o in botti di grandi diametri o in vasche di legno o di pietra.
Seguivano la svinatura, con versamento, attraverso imbuti di legno, in mastelli e tinozze; la torchiatura con le presse a mano, per una seconda svinatura; la miscelazione dei due prodotti e l’imbottamento, previa filtratura.
Oltre che nelle botti, tutte dotate di tappi di diverse proporzioni, spine, cannelle e rubinetti di legno e metallo, il vino veniva conservato, per tempi inferiori, anche in barilotti, barili, anfore, giare, damigiane, sistemati in locali freschi perché non si acetizzasse.

 

Museo di Aquilonia