Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia" di Aquilonia

Strumenti Musicali

La musica ed il canto hanno sempre accompagnato e lenito le fatiche dell’artigiano e del contadino e ne hanno contraddistinto soprattutto le occasioni liete: nozze, festività religiose e laiche ed incontri conviviali. Hanno altresí contribuito a colmare il vuoto e la solitudine di giornate interminabili di pastori, carrettieri, mietitori, mondine, lavandaie e ricamatrici.
Chi ha però dato un contributo notevole all’invenzione ed alla evoluzione degli strumenti musicali è stato il pastore. Nella monotona ripetitività dei suoi comportamenti egli cantava, fischiava e costruiva rudimentali strumenti capaci di riprodurre i suoni della natura. Gli bastava uno stelo vuoto di erba o di mais o di pianta di zucca, un gambo secco di grano o di fiore, una costola di ortaggio, un peduncolo di pianta selvatica, delle foglie verdi di granturco, dei petali di papaveri o di rosa, un ramo di sambuco o qualche canna.

Strumenti più complessi, di produzione artigianale ed industriale, entravano man mano ad allietare la vita della gente: alcuni, dilettanti, vi intonavano motivetti in voga, strimpellando spesso a caso; altri, orecchianti, cercavano, e qualche volta trovavano, il ritmo giusto nella loro abilità e nell’intuito musicale; pochi, i "bandìste o musechiére", suonavano con l’aiuto del pentagramma. I più numerosi erano i suonatori di armonica a bocca, uno strumento adoperato dall’infanzia alla vecchiaia; i più popolari e richiesti erano i suonatori di organetto (quatte basse).

Accompagnavano ariette e serenate, strofette e cori.
Con i ballabili, animavano e ritmavano quadriglie e tarantelle, polke e mazurche; allietavano le aie e sostenevano, con facili armonie, la voglia di divertirsi delle allegre brigate.
La maggior parte degli strumenti era a fiato: fischietti (frešchiétte), flauti (fràule) e zampogne di canna, di sambuco, di terracotta e di metallo, raganelle di canna o di legno (’nzirle), crepitacoli (taròzzele) di forme e dimensioni diverse, armoniche a bocca (sunètte) o a mantice (recanètte), trombe e flauti per bande musicali.
Presenti anche quelli a percussione: piatti (’nzinzí), tamburi di latta o pelle, timpani e recipienti di metallo capovolti.
Più rari quelli a corda (anche di nervi di fallo di mulo o bue): chitarre, mandolini e violini. I nostri antenati suonavano e, soprattutto, cantavano.
Noi, oggi, ascoltiamo passivamente qualcuno che suona o canta (o finge di farlo!).

 

Museo di Aquilonia