Museo Etnografico "Beniamino Tartaglia" di Aquilonia

Tradizioni Popolari

Nel mondo contadino, la vita del singolo aveva un’importanza meno accentuata di quella di oggi, perché al suo interesse si anteponevano gli interessi e le necessità della famiglia, della collettività e del lavoro. Le esigenze dell’organizzazione della vita e della casa, dei campi, delle botteghe e di quella sociale, che richiedeva l’intervento e la collaborazione di piú persone, contribuiva a rinsaldare l’istituzione familiare patriarcale, all’interno della quale erano fissati da una lunga tradizione compiti ben precisi per ogni componente, doveri e diritti, per l’uomo e per la donna, per i ragazzi e per i vecchi.
La vita di ogni famiglia era sempre vita integrata con quella delle altre famiglie: ci si scambiava prestazione di manodopera; ci si aiutava mettendo in comune gli animali da tiro; con prestiti reciproci di ogni genere (un bicchiere d’olio, un pugno di sale, mezza forma di pane, uno spicchio d’aglio, una cipolla, un pizzico d’origano) e ci si soccorreva mutuamente con le riserve di cibo (specie in prossimità dei raccolti). Questa intensa vita di relazione alimentava chiacchiere e pettegolezzi ma formava anche una mentalità collettiva omogenea e la convinzione in ciascuna di essere complementare agli altri.
Il lavoro permeava l’intera vita di ognuno: si cominciava a lavorare fin da bambino, appena si poteva, per ciò che si poteva e quanto piú si poteva; e si cessava del tutto solo sul letto di morte, senza alcun periodo di riposo o di svago che non fosse quello imposto dalla stagione e dalla meteorologia o dalle feste religiose. Il lavoro era un aspetto naturale dell’esistenza, come il nutrirsi ed il respirare: si avvertiva disagio quando non era possibile lavorare!
Il corso dell’esistenza fluiva senza scosse che non fossero quelle dovute a mutamenti naturali (terremoti, carestie, epidemie). Per i giovani c’era la parentesi del servizio militare (fondamentale per la conoscenza di un mondo piú vasto). Nelle disgrazie gravi scattava la solidarietà familiare a colmare i vuoti, per dovere o per convenzione (il fratello del defunto generalmente ne sposava la vedova). Le regole dei comportamenti erano rappresentate e, al tempo stesso, dettate da pratiche empiriche e magiche e da credenze parareligiose e popolari.
Il concepimento, la gravidanza, la nascita, l’infanzia, la fanciullezza, l’adolescenza, la giovinezza (con il fidanzamento ed il matrimonio), la maturità, la vecchiaia, la malattia, la morte ed il lutto erano contornati, conditi e gravati da un insieme di oggetti e di atti magici, di presenze mistiche e sacrali di guaritori e praticoni al limite della stregoneria, di forme devozionali e di riti di passaggio, di ricorrenze religiose e laiche, di segni e previsioni. Insomma, quelle delle tradizioni popolari era una foresta fittissima di regole non scritte, una lunga sequenza di liturgie e di leggi naturali accettate con un misto di fatalismo paganeggiante, di sbigottimento, di stupore e di acquiescente adesione al mondo vegetale ed animale, con cui ci si sentiva in piena comunione.

 

Museo di Aquilonia